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Buio Pesto: il nostro dialetto

Al via il tour teatrale della band genovese

Dalle piazze ai teatri della Liguria per raccontare vent’anni di musica rigorosamente in zeneize. Un viaggio linguistico tra parole uniche al mondo, un po’ riscoperte e un po’ inventate.

Come sarebbe oggi l’Inno Italiano se Goffredo Mameli e Michele Novaro, genovesi doc, avessero deciso di scriverlo in dialetto? Si sono divertiti a immaginarlo i Buio Pesto, che dopo aver animato le piazze liguri per tutta l’estate approdano ai teatri della Liguria con Il Nostro Dialetto, spettacolo incentrato sull’uso del genovese come scelta distintiva del gruppo.

Trallalero, il canto di Genova

Continuano gli eventi legati al volume Trallalero il canto di Genova. Sabato 16 Marzo 2019, ore 16.00, presso il Cinema Columbia di Ronco Scrivia, Laura Parodi presenta il suo libro.

Una buona occasione per ascoltare il Gruppo Spontaneo Trallalero e degustare prodotti tipici della Valle Scrivia e di Tortona.

Conduce l’evento Massimo Angelini

Intervista a Raffaello Bisso

Raffaello Bisso, al centro.

Allora, cosa succede di bello a San Bernardino?

In effetti succedono tante cose belle… Serate di musica e arte ricercate e insolite, dall’Italia e da fuori; elettronica sperimentale, ma anche musica acustica o vocale, purché di ricerca e in cerca di ascoltatori curiosi e pronti a veder messe in crisi le proprie categorie estetiche e di genere. Dal 2011 abbiamo proposto più una mezza dozzina di serate all’anno, portandoci a casa successi come il concerto dei Changes (USA, attivi dal 1969), Purpha (Russia), Of the Wand & the Moon (Danimarca) e tanti altri artisti meno noti ma che hanno dato vita a eventi secondo noi senza molti confronti nel panorama cittadino.

L’ambiente sembra decisamente ‘vocato’ per la musica di ricerca.

In effetti l’ex abbazia, spazio sacro del XVII secolo spogliato di tutti gli arredi ecclesiali, a suo tempo bombardato e recentemente restaurato, con la navata molto alta e l’altare, le finestre allungate e il riverbero naturale offrono una combinazione unica, molto drammatica. Abbiamo avuto gruppi stranieri che ci hanno chiesto di poter suonare a SB semplicemente dopo aver visto una foto dell’Abbazia su Internet.
Alle doti… naturali della location cerchiamo di affiancare professionalità organizzativa; abbiamo un impianto dedicato che tariamo sulle necessità della musica proposta grazie a un membro del progetto che è fonico professionista di lungo corso.

Una sfida alla tanto lamentata stagnazione culturale genovese.

Una sfida sin qui vinta anche perché siamo un gruppo informale, gli eventi sono totalmente no-profit e basati sulla qualità e l’originalità delle proposte. A parte i concerti veri e propri, abbiamo proposto esposizioni-esibizioni dedicate a specifici strumenti come il Theremin e il Synth Modulare in cui musicisti, costruttori e modder hanno messo in mostra le loro macchine con cui il pubblico ha potuto interagire direttamente; serate dedicate a strumenti autocostruiti; serate di teatro sperimentale nelle quali artisti sonori e visivi si sono mossi con noi lungo il bordo frastagliato tra generi convenzionali.

Per sapere cosa succede, e quando?

SB: https://www.facebook.com/ElectronicTheater/

Parliamo della musica che fai tu, parliamo di My Right of Frost (MROF). Siete già attivi da qualche tempo…

Ci siamo presentati su diversi palchi genovesi alla fine del 2011. La buona accoglienza che ha trovato la nostra musica ci ha piacevolmente sorpreso, dato il genere, ehm, peculiare che proponiamo… così siamo andati avanti.

Ci caratterizza una forte dimensione live e improvvisativa, abbiamo bisogno di presentare i nostri suoni e gli strumenti con i quali li facciamo.

Quindi il pubblico resta sorpreso tanto dalla vostra proposta sonora, quanto dalla vostra strumentazione.

E’ il momento per me di più grande soddisfazione e divertimento quando il pubblico, finito il concerto, viene sul palco per vedere e toccare la nostra strumentazione, per fare domande. Non abbiamo strumenti tradizionali; utilizziamo apparecchi autocostruiti, oggetti rifunzionalizzati: giochi sonori, calcolatrici, oscillatori, radio, giradischi trasformati in theremin ottici… quelli che amo definire oggetti sonori termine messo in campo dalla paleoantropologia all’inizio del XX secolo per fronteggiare la difficoltà di definire “musicali” strumenti rinvenuti dall’archeologia. Se vuoi, è un modo di percorrere al contrario l’evoluzione della strumentazione (soprattutto) elettronica, o una forma di circuit bending con pretese colte…

L’interno dell’ex abbazia di San Bernardino (Ge)

Ma i brani non sono totalmente improvvisati…

I brani sono rigorosamente scritti, utilizzando una notazione sviluppata appositamente; la durata e il tempo musicale dei pezzi sono stabiliti, così come l’intervento delle voci (a volte sintetiche) che leggono i testi dei brani. Questa discretizzazione dello sviluppo temporale è ottenuta operando su fattori gestibili come i volumi e la durata del pezzo – in parallelo alla gestione invece estemporanea dei passaggi in zone non lineari di retroazione, per cui improvvisata è la catena di feedback, inneschi improvvisi, eventi imprevedibili derivanti da criticità elettroniche, collegamenti casuali, batterie volutamente non caricate abbastanza, rumore elettromagnetico, luci ambientali che agiscono sulle fotocellule, e altro.

Chi sono gli MROF?

Francesco Marini suona il Theremin e altri strumenti autocostruiti di non immediata e agevole definizione; Andrea Lombardi cura l’impasto e la miscelazione dei suoni e quella che chiamiamo propaganda: sito, pagina FB, merchandising, rapporto con i locali, accessori visivi che usiamo dal vivo; io (Raffaello Bisso) elaboro e costruisco gli strumenti di cui sopra, e li suono pure. Inoltre mi occupo della parte tecnica. Tutti partecipiamo alla composizione dei brani.

Di recente è nata una collaborazione con un flautista classico e con un poeta/attore che legge testi scritti appositamente per i brani. Le serate che abbiamo fatto con loro sono state sorprendenti, queste persone hanno una grande preparazione strumentale e professionale e voce e strumento acustico si legano in modo lasciami dire meraviglioso con i nostri suoni dirompenti.

Il nome…. ?

My Right of Frost è un pezzo di un verso rubato da una delle poesie più belle, desolate e perentorie di Emily Dickinson, come può confermare qualsiasi motore di ricerca!

Contatti?

Pagina FB: https://www.facebook.com/myrightoffrost/

Sito: http://myrightoffrost.blogspot.com/

Soundcloud: https://soundcloud.com/hardrain-1

Intervista a Mike fC

Michele Ferroni, in arte Mike fC, ci parla della sua vita, dei suoi progetti musicali, del suo rap in genovese.

Mike fC

Gh’é da acatâ o pan, passâ da-o maxellâ e portâ a speiza a-a nonna, ti peu anâ oua?”.

(C’è da comprare il pane, passare dal macellaio e portare la spesa alla nonna, puoi andare ora?)

Talvolta frasi come questa affiorano nella mia mente. Mi fanno sorridere, forse perché sono legate a momenti sereni di vita quotidiana, ma non solo, credo che in esse ci sia qualcosa di più profondo, un legame.

Sono un essere umano e come tutti quelli della mia specie sono nato e cresciuto da qualche parte; dopo un po’ di anni ho iniziato a domandarmi se fosse stato solo un caso nascere in Liguria, a Genova, e trascorrere buona parte della mia vita a Campomorone, a metà tra periferia e campagna. Casualità o no, so che se avessi vissuto altrove sarei in qualche modo diverso e forse non avrei mai iniziato a cantare in genovese.

Mi chiamo Michele, in arte Mike fC, mi piace giocare con i suoni e le parole, sia in lingua italiana, sia in lingua ligure. Il genere musicale da cui sono partito è il rap, mi ha dato la possibilità di esprimermi, di dare voce a quello che non riuscivo a comunicare in altro modo. Crescendo, ho sempre cercato di vivere la musica come un’esperienza di divertimento, gioia e condivisione, anche se a volte ho sofferto poichè non riuscivo a dedicarmi a essa come avrei voluto.

Quando scrissi la mia prima canzone in genovese, intitolata Zena, ci fu una svolta nella mia vita. Il brano ebbe un gran successo soprattutto per la sua particolarità, per quellle sonorità rap portate da un ragazzo di 22 anni fino ad allora semisconosciuto a Genova. Non so bene come mi vennero in mente le parole di quella canzone, arrivavano da ciò che mi circondava, dai suoni rimasti dentro me, come quello della voce di mia madre che mi manda a fare la spesa per la nonna.

Da allora sono andato avanti con i miei progetti musicali, faticando per via del percorso di studi che ho affrontato, ma non solo. È stato un cammino impegnativo, accompagnato da momenti di ispirazione, come quando realizzai la canzone In te ‘n abbrasso, e momenti di sconforto durante i periodi di esami. Una volta ottenuta la laurea in ingegneria sono riuscito gradualmente a riprendere il rapporto con la musica e sono accadute tante belle cose, come partecipare al Festival della canzone in lingua ligure di Albenga e vincere al debutto, realizzare la canzone Tou lì insieme ai Demueluin e portare a termine un documentario sull’Alta Via dei Monti Liguri.

In ognuno di questi progetti credo che emerga il legame nei confronti del territorio e di quello che hanno vissuto le generazioni passate, ma dando anche un mio contributo, portando innovazioni e sperimentazioni. Le cose stanno andando molto bene e sono veramente grato per tutto quello che ho ricevuto dall’ambiente che mi circonda, anche in ambito musicale.

Ho sempre ammirato i canterini di Trallalero, mi piace ascoltare il loro lavoro di squadra che mette in risalto le qualità vocali di ogni componente, creando qualcosa di straordinario, “una gloria”, come ha detto qualcuno. Credo che questa gloria derivi anche dal legame di cui parlavo prima, tra terra e abitanti, del quale a volte ci dimentichiamo, ma che ritroviamo nei suoni dei canterini e credo anche in un certo tipo di rap.

 

Viaggio in Valpolcevera

Itinerari culturali, naturali e naturalistici


Fabio Mazzari è nato e vive a Genova. Giornalista professionista iscritto all’Albo, collabora regolarmente con la testata “Echo d’Europe”. In passato ha collaborato con diverse testate. Appassionato di letteratura gialla ha pubblicato per Leucotea Editore il suo romanzo “Immacolata di Sangue”.

Arriva in questi giorni in libreria Viaggio in Valpolcevera il libro di Fabio Mazzari, edito da Erga.
Il volume é una guida per conoscere meglio la Valpolcevera e i suoi luoghi più caratteristici; corredato dalle immagini di Stefano Spadacini, è il frutto di quasi un anno di lavoro svolto tra interviste e sopralluoghi.

Il libro, primo di una serie di tre, propone itinerari culturali da scegliere sul territorio di cinque Comuni polceveraschi: Ceranesi, Campomorone, Mignanego, Serra Riccò e Sant’Olcese.

Villa Serra, il Castello di San Cipriano, il Borgo di Ciaë scorrono tra le pagine, accanto al museo delle marionette a Campomorone e la Ferrovia Genova Casella.

Interessanti anche i riferimenti a palazzi storicamente significativi come La saliera di Campomorone, costruzione adibita allo stoccaggio e al commercio del sale o il paxo di Torbi – frazione del Comune di Ceranesi – un antico palazzo di giustizia risalente al periodo della Repubblica di Genova.

Il volume racconta anche di personaggi polceveraschi come Stefano Pittaluga, pioniere della cinematografia e scopritore del primo Totò e Amedeo Merello, pittore originario di Mignanego.

Tra i prodotti della valle vengono ricordati il gustoso salame di Sant’Olcese, il vino di Coronata e l’amaretto di Santa Marta.

 

Come se fossi sano

Bianchi e Denei alla presentazione del libro “Come se fossi sano” di Carlo Denei – Foto di F. Mori

Quasi un perfetto manuale per ipocondriaci

Venerdì 22 Febbraio si è svolta presso La Feltrinelli di Genova la presentazione del libro Come se fossi sano di Carlo Denei, pubblicato da Cordero Editore nella colonna Mosaico.

L’autore, genovese classe 1957, poliedrico artista e autore di Striscia la notizia, ha già al suo attivo numerose pubblicazioni.

A condurre la presentazione Alessandro Bianchi, ex compagno di Denei nella formazione Cavalli Marci.

Il libro tratta di ipocondria ed è un vero manuale per risolvere i problemi legati a tale status psicofisico. Farmaco fondamentale, la vena ironica dell’autore.

Tra il pubblico, nomi noti nell’ambiente del cabaret genovese e Claudio Onofri, ex calciatore, chiamato da Denei “Il mio capitano” – vista la sua fede rossoblù – e uno smagliante Enrico Lisei, psicoterapeuta e cantautore della scuola genovese che incanta il pubblico con un brano sull’ipocondria.

Carlo Denei regala alla sua città un momento disteso che raggiunge il suo culmine con una performance acustica de La bara, brano che riassume in pochi versi tutto il filone comico di Carlo Denei.

 

 

Intervista a TriOblique

TriOblique

TRALLALERONLINE: Salve ragazzi, grazie per averci concesso questa intervista. Innanzitutto, potete dare una breve presentazione del vostro progetto per i nostri lettori?

TRIOBLIQUE: Buongiorno! Grazie per questo spazio. Il TriOblique è un progetto nato a Genova recentemente: il nostro repertorio attinge alla musica da ballo tradizionale del centro-nord della Francia, arricchita da influenze più moderne e trasversali. Una buona parte della nostra musica consiste nelle affascinanti canzoni a ballo in catena provenienti dalla Bretagna, ma insieme a queste il repertorio è ricco delle danze più ricorrenti nell’ambito del bal-folk, come la bourreé, la mazurka, il valzer, la scottiche, la polka e la chapelloise.

TOL: Anche sul vostro sito internet si legge la definizione di bal-folk. Di che cosa si tratta?

T: Il bal-folk è un vasto movimento che recentemente sta riscoprendo la magia delle danze popolari dell’Europa occidentale. Nell’ultimo decennio sempre più persone si riuniscono in tutta Europa per danzare insieme, rivitalizzando e reinventando la musica tradizionale in un’ambiente di condivisione e amicizia. Dai più piccoli incontri ai grandi festival, moltissimi giovani in Italia, Francia, Spagna, Belgio, Olanda, Germania hanno ritrovato il piacere del ballo popolare, creando lo spazio per numerosi gruppi musicali che propongono musica da ballo in vesti sempre nuove e diverse.

TOL: E per quanto riguarda il vostro Trio, quali strumenti impiegate? Qual è il background musicale dei componenti del gruppo?

T: La forza motrice del gruppo è Aurelien Congrega, giunto da Parigi, un rockettaro da tempo prestato alla musica popolare, un pozzo di scienza per ciò che riguarda danze e canzoni tradizionali. La sua voce è l’elemento di traino delle canzoni del gruppo, e il suono del suo bouzouki irlandese intesse le melodie e le ritmiche che conferiscono al Trio un’impronta sonora caratteristica.

Susanna Roncallo, nativa di Sant’Olcese, è una bravissima chitarrista dallo stile molto personale, conosciuta per il suo affascinante repertorio di chitarra fingerpicking.

Dario Gisotti, suonatore di uilleann pipes e tin whistle (cornamuse e flauti irlandesi) è da 10 anni impegnato nell’ambiente della musica tradizionale irlandese, e i suoi strumenti a fiato caratterizzano fortemente il suono del gruppo.

Tre voci molto diverse, tre strumentisti molto diversi, con background completamente differenti, per altro tre persone dal carattere completamente diverso, eppure un incontro fortunato, perché dal lavoro fatto insieme sta scaturendo un’energia molto positiva, e una musica che ci soddisfa tantissimo!

TOL: Noto però che non avete all’attivo dischi o altro materiale discografico. È previsto qualche lavoro a breve?

T: Il TriOblique è un progetto molto giovane! Non prima di giugno ha iniziato a prendere forma l’idea di questo gruppo, e abbiamo fatto un lavoro furiosamente veloce per mettere insieme il nostro repertorio, che ci sta ora permettendo di fare un buon numero di concerti in tutta Italia con grande soddisfazione. Ad ogni modo, è nostra intenzione avere un disco pronto prima di quest’estate, e sarà un buon compromesso tra musica strumentale e vocale, tra musica antica e moderna, tra brezza e tempesta!

TOL: Siete quindi già attivi dal vivo! Potete nominare qualcuno degli eventi a cui avete partecipato? 

T: Quest’estate la nostra prima uscita pubblica è stata a un bellissimo festival sull’Appennino, lo
Zap Fest (http://www.zapfest.it/), che consigliamo a tutti! In seguito abbiamo suonato a Bassano del Grappa grazie all’associazione “Uno è la Danza”, e a Cremona grazie al gruppo “La Combriccola
del Folk”. Abbiamo di recente suonato anche a Genova, grazie ad una interessantissima realtà
chiamata “Spazio Lomellini”, e in tutti questi casi abbiamo avuto un generoso responso da parte di ballerini ed ascoltatori.

Tra pochi giorni, il 14 febbraio, saremo a Torino presso la Casa del Quartiere, grazie all’associazione “Liberi Danzatori”, e poi altre date seguiranno, non soltanto in Nord Italia!

Prossimi appuntamenti:

14 febbraio, Casa del Quartiere, Torino (Liberi Danzatori).

21 febbraio, Circolo Combattenti Montegrappa, Genova.

5 aprile, Via Bobbio 26d, Genova (Gruppo danze di Banda Brisca).

17 maggio, Napoli (Neapolis Bal Folk)

TOL: L’idea di condividere tutte queste danze popolari sembra molto bella! Ma per chi non sa ballare, come si fa?

T: Non preoccupatevi, sembra davvero più difficile di quanto non sia. Tanti di noi, di questi tempi, hanno perso la piena capacità di muoversi a proprio agio nello spazio, e la danza per molte persone non è più una parte integrante della quotidianità, per cui il primo approccio è per molte persone alquanto scoraggiante.

Nonostante ciò, la comunità ‘danzerina’ è aperta e amichevole, e i principianti ricevono l’aiuto quasi incondizionato dei ballerini più esperti… quindi scegliete un concerto, e buttatevi: si impara un po’ alla volta, ma non per forza lentamente!

Per altro a Genova molti gruppi si riuniscono con cadenza settimanale per divertirsi e approfondire le danze di una o l’altra regione d’Europa, quindi consiglio a chi è interessato di approfittarne.

Sicuramente dimenticherò qualcuno, ma ogni settimana abbiamo:

  • Il lunedì le riunioni della “Folkaccia

  • Il venerdì le riunioni del “Ballatoio

  • Ancora il venerdì, ormai da anni, si riuniscono i ballerini di “Banda Brisca” in Via Bobbio

  • Il sabato mattina le riunioni di “Passi e Ripassi

  • I martedì sera d’estate, al Porto Antico, le belle serate del “Martedì Folk”

TOL: Grazie ancora per l’intervista, allora! Lasciate un saluto per i nostri lettori

T: Vi ringraziamo per lo spazio, e salutiamo tutti i lettori della rivista con una raccomandazione: riappropriatevi della musica popolare, ascoltate e ballate, è una medicina formidabile! Che sia musica della Bretagna, dell’Auvergne, delle Quattro Province, del Salento o della Sardegna, e non scordiamoci del nostro Trallallero. Tutti questi ritmi e queste melodie sono ancora annidati da qualche parte nelle nostre menti, e tutti i passi sono lì nascosti nei nostri piedi, pronti a essere riportati in vita!

per contattare TriOblique: dario.gisotti@yahoo.it

TriOblique e Serena Artom alla Casa del Quartiere

Danza, musica e parole.
I Liberi Danzatori hanno preparato per voi una serata con tutti gli ingredienti necessari.

TriOblique e Serena Artom alla Casa del Quartiere – Via Oddino Morgari 14, Torino, Giovedì 14 Febbraio ore 21.15 

Serena Artom presenterà il suo nuovo libro di poesie, accompagnata dalla chitarra di Claudio Provaroni e dalle percussioni di Cristian Lizzer.
La serata proseguirà ballando sulle note del TriOblique, per la prima volta ospiti dei Liberi Danzatori.

La Compagnia Sacco di Ceriana

Ceriana (Im)

 

Un’esplosione di colori, un’insieme di piccole case che si inerpicano sulla collina, i suoni della natura e del paesaggio che si intrecciano a quelli della vita quotidiana degli abitanti: così si presenta Ceriana, borgo dell’entroterra imperiese. Il canto popolare della Compagnia del Sacco, che qui nasce nel 1926, può essere considerato non solo un testimone più che sincero della tradizione cerianesca, ma anche un valido portavoce delle polifonie del Mediterraneo.

La Compagnia del Sacco – composta da R. Lanteri, A. Lupi, G. Martini, N. Martini, C. Rebaudo, M. Lupi e M. Soldano – deriva il proprio nome dall’abitudine dei contadini di portare sulle spalle un sacco bianco contenente il pranzo. Questo aspetto fornisce un’informazione importante sull’origine della tradizione cerianesca: essa nasce – così come altri tipi di musica popolare – nell’ambito del lavoro in campagna; successivamente, i contadini che cantavano nei campi decisero di riunirsi in un gruppo organizzato, con uno statuto scritto, diventando i primi membri della Compagnia del Sacco.

Armonico e organico è il risultato che si presenta agli ascoltatori, ma frutto di una struttura articolata: i bassi di bordone producono un suono continuo di accompagnamento, sul quale si instaura il canto, introdotto, generalmente, dalla seconda voce di baritono; a quest’ultima si associa la prima voce – più acuta – del tenore. La sovrapposizione di tali timbri vocali fa insorgere un “cantino”, un’eco illusoria che ricorda la voce femminile.

Dall’aspetto della quotidianità derivano la maggioranza dei temi del repertorio profano, composto da ballate, serenate e incatenature da osteria, molte delle quali riguardano personaggi del paese e fatti realmente accaduti, come pettegolezzi sulle trame degli amanti, matrimoni combinati, discussioni tra famiglie per l’eredità, i consigli delle madri non graditi dalle figlie; non mancano, nelle ballate, le tracce dei rapporti tra il ponente ligure e la Francia.

Il repertorio sacro – del quale fanno parte canti come lo Stabat, il Mater o il Miserere – è legato al calendario liturgico e si intreccia a quello delle altre confraternite locali; la loro attività assume un grande rilievo sociale in tutta la regione, in quanto fornisce l’accompagnamento musicale a tutte le manifestazioni, alle quali invitiamo a partecipare tutti i lettori di TrallalerOnline, gli appassionati e anche coloro che ancora non ci conoscono, affinché possano avvicinarsi a questa forma di tradizione popolare, aiutandoci a mantenerla in vita.