Ghe semmo! Festival musicale in lingua ligure

Prima edizione del “Ghe semmo Festival”, una serata speciale di Musica in Lingua Ligure con la partecipazione di alcuni dei migliori artisti della nostra regione. Saliranno sul palco:
– U Carbun & de Januaicans (Reggae)
Mike FC aka Mike from Campo & I Demueluin (Rap, Pop, Folk)
Mandillä (Folk dialettale)
Grandi & fanti (Folk, Rock)
Maz Vilander & MakadaM Zena. (Reggae)
I Giovani Canterini di Sant’Olcese
Andrea Facco Music Page
– Mkg “U cantautupittu”

Ospiti d’eceçion: Vladi dei Trilli e una bella sorpresa…
Conduce Gilberto Volpara, con la partecipazione di Franco Bampi.

L’evento, organizzato dal Comune Campomorone (Ge), si svolgerà nella splendida cornice del Cabannun dei giardini Dossetti e sarà trasmesso in diretta su Primocanale, come puntata speciale di Liguria Ancheu.

Ingresso libero

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Le Chiavi della Città: dopo Lastrico, i Giovani Canterini di Sant’Olcese

TrallalerOnline intervista Enrico Trucco, assessore del Comune di Sant’Olcese, che racconta alla nostra rivista la consegna dell’importante onorificenza alla squadra di canto santolcesina, già assegnata lo scorso anno a Maurizio Lastrico.

Da sinistra: Enrico Trucco, Simona Lottici e Matteo Boero dell’Amministrazione Comunale di Sant’Olcese e Paolo Besagno dei Giovani Canterini di Sant’Olcese. Foto di Massimiliano Ruvolo.

Sembra che la cultura oggi sia messa in secondo piano, a favore dei toni urlati sui social. Cosa significa oggi istituire un’onorificenza come la consegna delle Chiavi della Città?

Significa molto, per me e per tutta l’Amministrazione. Il Comune di Sant’Olcese non aveva, a nostra memoria, mai istituito un’onorificenza di questo tipo, ad eccezione del conferimento della cittadinanza onoraria, che ovviamente non si adatta a chi cittadino è già o, come in questo caso, ad un’associazione. Un premio per riconoscere il valore della promozione dell’immagine del nostro territorio, dei valori e dei principi a cui l’Ente e il suo Statuto si ispirano.  Un momento di festa, che non può che essere legato alla cultura nel senso più stretto del termine, cioè il coltivare nelle persone tutta la bellezza che troviamo nel nostro piccolo mondo, rendendole partecipi di tutto ciò che vale la pena di essere conosciuto, ammirato e custodito nel tempo. Questa onorificenza, in questo momento storico in cui tutto viene urlato, appunto, e bruciato in pochissimo tempo, vuole essere anche una riflessione su ciò che abbiamo, che ci dà lustro e che vogliamo mantenere per lunghissimo tempo.

 
Quanto è importante oggi rivalutare e sostenere le realtà e le eccellenze locali?

Fondamentale, e non solo nel campo della cultura. Penso al volontariato, a chi si occupa di soccorso e di protezione civile, a chi offre momenti di svago ai cittadini. Un paese vivo è un paese con realtà locali vive, che si impegnano per migliorare il posto in cui vivono e che danno un contributo imprescindibile alle amministrazioni locali. Il sostegno che si può dare molto spesso è solo di tipo morale, le risorse sono poche, ma se queste realtà vedono un’amministrazione che è loro vicina, le sostiene nelle loro difficoltà anche semplicemente facendo da punto di riferimento per le loro istanze, sanno dare in cambio un contributo senza eguali in termini di entusiasmo e partecipazione alla vita di un paese che, altrimenti, rischia di ridursi ad una semplice periferia cittadina. 


Negli ultimi anni in Liguria come in altre regioni si tende a dimenticare o, comunque, a sottovalutare il patrimonio artistico e in modo particolare quello popolare. Certo la vostra Amministrazione ha dimostrato di essere in controtendenza. Sei d’accordo su questo punto?

In Italia abbiamo un patrimonio artistico inestimabile. Purtroppo la tendenza è quella di non investire su questo patrimonio, diminuendone la potenzialità e mettendolo a forte rischio. Ci sono patrimoni meno tangibili e più a rischio estinzione: sono proprio quelli popolari, tramandati a voce che, senza l’adeguato supporto, rischiano di scomparire. La mentalità è molto spesso quella del “tanto qualcuno ci pensa”, e qui si ritorna alle eccellenze spontanee come nel caso dei Canterini. Ma non sempre si è fortunati di avere un Paolo Besagno, o chi per lui, che inventa qualcosa di importante. Per questo sono necessari progetti di valorizzazione con adeguate coperture. In un piccolo Comune come il nostro è difficile incidere, ma bisogna lanciare dei messaggi nella giusta direzione. Penso non solo a questo premio, ma anche per esempio alla Compagnia di teatro dialettale del nostro Comune o ad altri progetti che abbiamo ospitato e che invece ora sono messi in difficoltà da tagli con motivazioni discutibili.

 

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Trallalero, il canto di Genova

Continuano gli eventi legati al volume Trallalero il canto di Genova. Sabato 16 Marzo 2019, ore 16.00, presso il Cinema Columbia di Ronco Scrivia, Laura Parodi presenta il suo libro.

Una buona occasione per ascoltare il Gruppo Spontaneo Trallalero e degustare prodotti tipici della Valle Scrivia e di Tortona.

Conduce l’evento Massimo Angelini

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Il progetto EthnoGenova

Il quintetto EthnoGenova durante una sessione di registrazione presso la chiesa parrocchiale di Sant’Olcese (Ge)

TrallalerOnline intervista Rinaldo Marti, compositore e sound designer, fondatore del quintetto EthnoGenova, una formazione di trallalero genovese con caratteristiche particolari.

TRALLALERONLINE: Rinaldo, come è nata e si è sviluppata l’idea di EthnoGenova?

RINALDO: Partendo dall’osservazione della caratteristica disposizione dei canterini di Trallalero, si è fatta strada l’idea di offrire al pubblico un ascolto a tutto tondo che gli consentisse, come dire, di occupare il centro del cerchio formato dalla squadra di canto. Per esaltare la definizione delle singole voci, si è subito esclusa la canonica e roboante moltiplicazione del Basso, compensando, però, con la scelta di una voce sicura e corposa. Le voci restanti, tipicamente soliste, vengono, in tal modo, ad avvantaggiarsi di una disposizione più aperta e distanziata, in favore di un ascolto sicuramente più arioso.

TOL: Come si svolgono gli eventi?

R: Sfruttando gli spazi possibili di un contesto architettonico, quale può essere un edificio, o una villa, in un dato ambiente, il quintetto di canterini scelti canta in cerchio con un microfono quadrifonico posto al centro. In un altro spazio, come un auditorium, predisposti i diffusori in quadrifonia, il pubblico segue ascoltando a tutto tondo come fosse concentrato nello spazio ridotto del microfono.

Da sinistra: Alessandro Ghiglino (basso), Alberto Sacco (primmo), Rinaldo Marti (ideatore e coordinatore del progetto), Paolo Besagno (contraeto), Fabrizio Parodi (chitàra), Alessandro Campora (controbasso)

TOL: Utilizzi un’attrezzatura speciale?

R: Lo strumento è speciale, non è un comune microfono panoramico o omnidirezionale che riduce ciò che lo circonda in un’unica traccia mono. Non è neanche stereo, bensí distingue gli eventi sonori circostanti in 4 tracce, che, se riprodotte con altrettanti diffusori opportunamente collocati, offre un ascolto immersivo a tutto tondo. In breve, un surround Pro dedicato al mondo audio puro, anziché a quello del cinema. Si tratta di sentire riprodotta, davanti, la voce del Primo, un po’ a sinistra quella del Controbasso, al centro e un po’ a destra quella del Contralto, mentre, da dietro, si percepirebbero la Voce Chitarra e il Basso, dislocati, a piacere, uno un po’ a sinistra e l’altro un po’ a destra.

Di fatto, la vera e propria performance vocale, se realizzata in un ambiente sufficientemente ampio, non nega la possibilità di essere ascoltata direttamente dal vivo, come la fruizione tradizionale vuole, ma se le condizioni lo permettessero, previa ispezione del luogo, è possibile riprodurre nell’auditorio anche la proiezione visiva dell’evento.

L’installazione per la gestione del set surround

TOL: Quali sono le caratteristiche di questa vera e propria installazione?

R: E’ realizzata attraverso il software MAX della Cycling ’74 e si basa sull’impiego di un tablet multi-touch quale interfaccia utente, di un computer nascosto per l’elaborazione dei dati e di un sistema audio dotato di un microfono surround e della diffusione quadrifonica per la fruizione uditiva. L’evento consiste in un’esecuzione riprodotta in tempo reale in un ambiente diverso da quello dell’esecuzione con la possibilità di lasciar gestire, ai singoli utenti che lo desiderassero e in chiusura di concerto, la messa a fuoco spazializzata delle varie voci soliste dei diversi brani registrati.

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Amore a prima vista

 English text


In questa intervista Christian Dagnino ci racconta l’avvicinamento di un giovane al trallalero genovese.

TRALLALERONLINE: Come ti sei avvicinato al trallalero genovese?

CHRISTIAN: Ho conosciuto il trallalero nel giugno del 2018, quando comprai un libro sulla cultura genovese: nella sezione riguardante la musica si parlava di questa singolare forma di canto e, solo leggendo, me ne innamorai. Da quel momento incominciai a farmi una cultura a tutto tondo sull’argomento, a distinguere tra trallalero propriamente detto e canzone d’autore e a conoscere le squadre di canto di oggi guardando vari video su YouTube. Tra i tanti, la mia attenzione cadde sugli Arechêugéiti di Piazza Luccoli, canterini o ex-canterini che, appunto, si ‘raccolgono’ per cantare in demoa1. La descrizione diceva che si ritrovavano al Bar Luccoli e in piazza Luccoli al sabato pomeriggio e li descriveva quali «ultimo baluardo del trallalero che, in maniera del tutto spontanea, cerca di conservare la tradizione e la memoria storica», concludendo con un invito ad ascoltarli nel loro ambiente naturale, ovvero la piazzetta. Rimasi fortemente colpito dalla poeticità della cosa e anche se i video non erano – diciamo – nuovi di zecca, pensai di andare a vedere se cantavano ancora: a ottobre chiesi informazioni al barista del locale, che mi disse che avrebbero ricominciato a breve e, due sabati dopo, alle 16:30 ero lì ad ascoltarli.

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Il trallalero genovese

Piazza San Matteo (Ge)

Se è vero che il pesto è l’anima della cucina ligure e la Lanterna di Genova il riferimento iconografico che contraddistingue la nostra straordinaria città, il trallalero genovese è la componente che ne contraddistingue il paesaggio sonoro urbano.

Vediamo da vicino di cosa si tratta. Il trallalero è cantato da oltre due secoli nell’area prevalentemente urbana di Genova e si pensa sia il frutto della fusione di diverse culture musicali e canore dell’area appenninica con quella a ridosso dei moli dell’antico porto del capoluogo.

E’ un canto a cappella, eseguito da otto – undici cantori (quattro solisti e il restante numero, bassi) che eseguono senza l’uso di strumenti, brani polifonici a cinque voci.

Le voci del trallalero sono, a partire dalla più acuta:

o contræto (il contralto) cantore maschio che esegue la sua parte in falsetto, generalmente nella tessitura del contralto o mezzo-soprano

o primmo (il primo) così definito perché è solito intonare il canto che verrà seguito dagli altri cantori

o controbasso (il controbasso) che canta nella tessitura del baritono classico

a chitàra (la chitarra) che nulla ha a che vedere con l’omonimo strumento musicale ma viene così denominata perché con una tecnica particolare di vocalizzo, ottenuta ponendo il dorso della mano davanti alle labbra, intona parti ritmiche, prive di parole, per garantire il canovaccio ritmico all’esecuzione.

i basci (i bassi) cantano in gruppo e eseguono le note fondamentali dell’armonia.

L’insieme dei cantori, chiamati in ligure canterini, non viene definito coro o corale, bensì Squadra di Canto.

Il trallalero genovese, dicevamo è il suono di Genova, un tipo di canto che non trova altri riscontri in nessun’altra area geografica del mondo.

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