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Intervista ai Mistake Five

I Mistake Five: Davide Corso (Sax), Claudio Pittaluga (Batteria), Daniele Romagnoli (Chitarra), Diego Artuso (Tromba), Giuseppe Chisalé (Basso).

Chi sono i Mistake Five?

Davide : I Mistake Five compiono il loro decimo compleanno. La formazione è sempre stata sax, tromba, chitarra, basso e batteria. Negli anni ci sono stati alcuni cambi riguardanti chitarra e tromba, ma dal 2015 la formazione attuale è stabile: Claudio Pittaluga alla batteria, Daniele Romagnoli alla chitarra, Giuseppe Chisalè al basso, Diego Artuso alla tromba ed io, Davide Corso, ai sax. E’ un gruppo di persone adulte che condividono la passione per diversi generi musicali e cercano di fonderli in questo esperimento, liberi da ansie quali il gradimento del pubblico dei locali, la vendita dei cd, e così via.

Claudio : I Mistake Five sono la liberazione dalla responsabilità che sentivo nei gruppi in cui ho suonato in precedenza, nei quali spesso scrivevo testi e musiche. I Mistake Five sono un gruppo di persone che mette liberamente a disposizione le proprie qualità e i propri limiti, senza preoccupazioni, costruttivamente.

Parliamo dei componenti del gruppo, la loro formazione, esperienze precedenti…

Davide : Nei Mistake Five suono sax contralto e soprano. Dopo 5 anni di pianoforte ho studiato chitarra jazz con Alex Armanino, poi flauto traverso alla Filarmonica Sestrese ed infine sassofono con Paolo Pezzi. Ho militato in diversi gruppi genovesi, spaziando dall’hard rock (parliamo degli anni ’80) dei Malison al prog/fusion del Great Complotto ed al jazz in big band con la Swing Band di San Fruttuoso. Oggi mi dedico prevalentemente al jazz. Conosco Giuseppe, il bassista, dal 1982. Un amico fraterno… Abbiamo suonato assieme in tante situazioni diverse e per me è sempre una colonna portante: posso non sentire nient’altro, ma se sento il suo basso sono a posto! E’ la solidità fatta suono.

Diego, il trombettista, l’ho incontrato nella Swing Band di San Fruttuoso. Un musicista versatile che non si spaventa di fronte alle proposte (musicalmente) indecenti che vengono fuori nei Mistake Five.
Diego : Per un fatto puramente anagrafico, provengo dal periodo culturalmente radicato negli anni ’70, in senso lato e quindi anche musicalmente. La musica classica, il pop, il blues, quindi il rock ed il progressive hanno sempre rappresentato la colonna sonora della mia esistenza. Sono partito dalla chitarra e poi la batteria, in gruppi locali, dove hanno marcato il territorio Roberto Martino, Paolo Bonfanti ed altri meno noti ma non meno interessanti, nel genere blues.

Dal ’74 mi sono avvicinato quasi per caso al jazz in occasione di Umbria Jazz, e da lì mai più abbandonato. Solo molto tardi, nel 2006, a cinquanta suonati, ho deciso di studiare la tromba jazz in Bb e la musica di conseguenza, partendo dal solfeggio, con il trombettista maestro Casati Giampaolo per sei anni consecutivi. Ed ora eccomi qui…

Claudio : Suono la batteria dal ’88, ho studiato prima col compianto Mauro Pistarino, poi con Pierpaolo Tondo ed infine con Roberto Maragliano. In passato ho suonato nei Megaptera in cui alternavamo cover a composizioni originali prevalentemente hard e progressive rock. Intorno alla metà degli anni novanta, con Daniele alla chitarra, abbiamo dato vita agli Ines Tremis con lo scopo di suonare musica contaminata e senza frontiere (e con il malcelato intento di destabilizzare, stupire e, perché no, infastidire il prossimo). Le influenze zappiane di Daniele e la passione per la musica fuori dai righi l’abbiamo portata nei Mistake Five, contribuendo per l’aspetto sghembo degli arrangiamenti.

Il genere che fate, come può essere definito e, se sto dicendo bene, il vostro legame con il prog.

Davide : Potrebbe essere definito jazz-rock, nel senso che la base è jazzistica (le composizioni, le strutture, l’improvvisazione, la strumentazione) ma le sonorità, soprattutto quelle di chitarra e batteria, e l’uso di riff sono spesso più tendenti al rock.
Il nostro repertorio è costituito essenzialmente da cosiddetti “standard”, i brani che costituiscono la letteratura del jazz (se ne contano circa un migliaio), il che, detto così, potrebbe fuorviare: non si tratta di un riarrangiamento degli standard ma di una riscrittura. Ci piace prendere uno standard, a volte anche solo una parte del tema, e usarlo come spunto compositivo per ottenere qualcosa di prevalentemente nuovo che mantiene un filo con il brano di partenza. Ci piace molto anche inserire citazioni più o meno nascoste.

Volendo fare una battuta, abbiamo fatto in modo di far storcere un po’ il naso sia ai jazzisti sia ai rockettari, ma ci divertiamo…
Claudio : Definire prog la musica che facciamo rischia di allinearci con quella folta schiera di emuli che ritengono, a torto, che sia prog rifare il prog di quarant’anni fa.

Erano Prog i Genesis negli anni settanta come lo erano i Mr Bungle negli anni novanta.
La domanda stessa che viene posta: “che genere fate?” mi assilla da sempre, visto che non ho mai suonato un genere diverso da quello che mi piace ascoltare. Fluisce tutto dalle orecchie alle dita e il risultato non è mai come quello che entra nelle orecchie. E’ un po come il telefono senza fili.

Parliamo del disco, un po’ dei brani contenuti in esso e se c’è qualche aneddoto particolare collegato ad essi…

Davide : Il disco, un EP di 4 brani registrato allo Studio Maia da Andrea Torretta, rappresenta l’approccio al jazz rielaborato di cui parlavamo prima: abbiamo preso 4 standard celeberrimi: “Summertime”, “Take five”, “My favorite things” e “Naima” e li abbiamo utilizzati come punto di partenza per costruire delle composizioni fatte in gran parte di materiale originale e qualche citazione presa in prestito da altri domini musicali. Entrando un po’ più nel dettaglio:

Summertime” , dal Porgy & Bess di Gershwin, non ha bisogno di molte presentazioni: basti pensare che è al terzo posto nella classifica degli standard jazz più suonati al mondo. Nella nostra versione il riff di apertura è in realtà basato su un breve segmento melodico preso da un assolo di Chet Baker proprio su Summertime. Il tema vero e proprio invece è esposto da basso e tromba sordinata per poi essere richiamato, stravolto, quasi in caricatura, nel solo di sax soprano. Il finale cita nientepopodimeno che i Metallica \m/

Per ” Take Five ” di Paul Desmond (a cui si rifà anche il gioco di parole che costituisce il nostro nome), brano in 5/4 scritto nel 1959, quando i tempi dispari erano del tutto inusuali nel jazz e nella musica popolare in genere, abbiamo giocato su un mix di metrica in 5 e in 6. Una caratteristica della nostra rielaborazione è che il cosiddetto bridge, l’ “inciso”, non compare mai come melodia completa, ma solo come impianto armonico per gli assoli di chitarra e di sax prima, e accennato in scheletro in un interludio a tempo libero poi, verso la fine del brano. Nel solo di sax le suddette armonie ad ogni giro vengono traslate di una terza minore verso il basso, in modo da tornare, dopo 4 volte, alla tonalità originale.

My favorite things ” dal musical “Sound of music” (in italiano “Tutti insieme appassionatamente”) deve la sua fama in ambito jazzistico alla (re)interpretazione che ne fece John Coltrane nell’omonimo LP del 1960.

Claudio : La prima parte si sviluppa attorno ad un giro di basso ostinatamente funky su ritmo shuffle mentre il tema viene interpretato, come nelle colonne sonore di Schifrin, scomposto e stratificato dai due fiati.
Davide : Segue un’esposizione più canonica del tema (omettendo la parte in maggiore), e, dopo il solo di sax, una sua pesante rielaborazione dal sapore effettivamente un po’ symphonic prog, che si va ad agganciare al riff di YYZ dei Rush.

Naima ” dello stesso ‘Trane, ballad dedicata alla prima moglie ed inserita nel suo album-capolavoro “Giant steps”, di cui costituisce l’unico elemento che potremmo definire “meditativo” in mezzo ad una serie di brani pirotecnici, ha una melodia evocativa, struggente, che in apertura alla nostra versione viene proposta prima dalla chitarra e poi dai fiati.
Claudio : Nella parte centrale ci siamo invece divertiti a sfottere le celeberrime versioni “bossa” che sono tanto in voga nelle scalette jazz dei marchettari. Qui la bossa c’e’, ma e’ dispari. Toh. Davide : Esatto. Una bossa in 7/4 su un ostinato di basso. Il basso qui fa da perno attorno a cui girano le armonie di quella che di fatto è una composizione nuova, che solo qua e là richiama piccole cellule melodiche di Naima. Il gioco appare quasi rovesciato nella terza sezione, in cui il basso suona esattamente le note del bridge del brano di Coltrane, e gli altri strumenti ci costruiscono sopra un’impalcatura in cui si intrecciano diversi temi originali; con un ossimoro, un “assolo di gruppo” scritto.


Progetti ai quali state lavorando o che state per realizzare

Davide : Stiamo lavorando su brani nuovi, sempre con la stessa logica. Vorremmo anche fare altre registrazioni, stavolta magari con meno fretta di finire.
Claudio : La direzione e’ quella, destrutturare ma senza un preciso procedimento.
Siamo aperti a qualunque proposta, l’esperienza live è di fatto la linfa di chi suona, ma la proposta dei Mistake Five è decisamente difficile da piazzare. La fatidica domanda: “ che genere fate ” e la conseguente confusione della risposta non aiuta l’appetibilità del…prodotto.

Intervista a Davide De Muro

Davide De Muro – Foto Guglielmo Barranco

Chi è Davide De Muro?

Beh, dire con esattezza chi è Davide De Muro non è facile.
Sono sempre stato un sognatore, ho sempre cercato la parte bella della vita, e la musica è stata un’ottima compagna di viaggio.
Ho avuto la fortuna di avere due genitori meravigliosi, che mi hanno fatto respirare quell’aria che sa di buono, di genuinità, di naturalezza, e tutto questo l’ho messo nella mia musica, anche se nei miei testi c’è sempre quella leggera vena malinconica che fa parte di me.
Oggi sono un musicista di 51 anni che ha ancora tanto da imparare, mi sono rimesso in gioco perché sono convinto che riuscire ad esprimersi e a condividere le proprie emozioni sia l’unico modo per dare un senso alla vita.

Ci parli della sua formazione e delle sue esperienze artistiche

Mio padre, grande amante della musica, all’età di 10 anni circa, mi mise davanti ad un organo Farfisa nuovo di zecca.
Cominciai così ad approcciare il mondo musicale, andando a lezione da un caro maestro che ricordo ancora con affetto, che aveva una stanza nei caruggi di Genova.
Il passaggio dall’organo alla chitarra fu repentino, rimasi affascinato dalle 6 corde, ricordo che i primi due accordi che imparai me li insegnò mio padre, un re maggiore e un la 7, insomma, più o meno quelli che servivano ad intonare Trilli Trilli.
Come tutti i miei coetanei poi rimasi folgorato dal mondo del Rock, così iniziai a suonare la musica dei Dire Straits e non solo, ascoltavo con piacere anche Paco De Lucia, Al Di Meola, John Mc. Laughlin nelle loro performance in Friday night in San Francisco, Cat Stevens, Michael Jackson, Jim Croce ecc.
Mi piaceva molto anche la musica mediterranea e sudamericana, il Fado di Amalia Rodriguez, le orchestre messicane e i famosi Los Indios Tabajaras della omonima tribù brasiliana, campioni di vendite mondiali.
Incisi il mio primo disco nel 1987 prodotto da Gianlorenzo Tubelli, registrato presso il Sync Sound Studio di Marco e Stefano Grasso, in Via Dei Giustiniani. 
Poi arrivò il secondo 45 giri, questa volta prodotto da Lombardoni di Milano. 
Seguì una lunga serie di concerti nei locali di Liguria e Piemonte con il mio tributo ai Dire Straits, fino a culminare col concerto del 2003 al Teatro Politeama di Asti, con il loro storico batterista Pick Withers. 
Una nuova formazione che mi vide coinvolto furono gli Stone Free, coi quali proponevo i grandi successi di Hendrix, Moore, Vaughan, Elvis, Ford ecc. 
Le cose si susseguirono rapidamente, ebbi la fortuna di coinvolgere ed essere coinvolto in collaborazioni con grandi artisti come Patrix Duenas, bassista di Edoardo Bennato, Mark Baldwin Harris, immenso musicista dei più grandi artisti da De André a Jannacci, Gaber, Ramazzotti, Pausini, Mia Martini ecc ecc. 
Poi gli incontri con Bruno Lauzi, Franco Fasano, Oscar Prudente, Giorgio Conte, e tanti altri coi quali ho avuto modo di condividere esperienze artistiche.
Grande soddisfazione poi ho avuto nel collaborare con i più grandi rappresentanti della musica dialettale genovese come Piero Parodi e poi Vladi dei Trilli.

Davide De Muro – Foto Guglielmo Barranco

Suonare con suo figlio. Com’è il rapporto padre-figlio in questa situazione?

Suonare con il proprio figlio è un mix di emozioni e di grande fatica. 
I figli per imparare devono avere maestri esterni, nei confronti dei quali provare un po’ di timore reverenziale, solo così possono dedicare la giusta attenzione allo studio. 
Insegnare musica ad Alessandro è stata un’avventura fantastica ma molto impegnativa, resa ancora più difficile dal mio carattere spesso scontroso, ma devo dire che i risultati sono stati apprezzabili, e la soddisfazione nel condividere un’arte così sublime col proprio figlio è qualcosa che non si può descrivere facilmente. 

Tradizione e innovazione, due concetti trattati spesso sulle nostre pagine, basti pensare al trallalero genovese, tanto per citare
un esempio… di casa nostra. Andare avanti, con un occhio al passato. Quanto si ritrova in questa affermazione?

La tradizione è qualcosa che ci lega al nostro territorio quando lo viviamo con lo spirito giusto e proviamo un radicato senso di appartenenza ad esso. 
Genova per me è una madre, è il luogo dove sono nato e dove ho vissuto profonde esperienze e sensazioni, soprattutto legate al mare e a tutto ciò che lo circonda. 
Personalmente non troverei la forza di innovarmi e di andare avanti, senza l’ispirazione che mi arriva dal passato, l’esperienza è la più grande maestra di vita che ci sia, noi siamo ciò che abbiamo vissuto, siamo fatti di ricordi, di piccole tessere di un puzzle che si completa man mano che passa il tempo. 
Penso che l’uomo debba ritrovare la sua dimensione, una dimensione che gli permetta di sentirsi a suo agio nel suo ambiente, nel posto dove si possa sentire a casa; solo così le interazioni con le altre culture diventano preziose, confrontandosi, trovando punti in comune anziché differenze ma mantenendo il rispetto per le proprie origini.
Non a caso ho recentemente scritto una autobiografia in lingua genovese dal titolo “Tanto pe contâ”, edita da Erga, con annessa traduzione in italiano, e ho deciso di scriverla in genovese per sottolineare e difendere la mia appartenenza. 
Il Trallalero è la più antica forma di canto della tradizione genovese, è un qualcosa di cui non si può non tenere conto quando si cerca di trovare nuove melodie o nuove sonorità, il nuovo arriva sempre da ciò che è stato costruito prima, e la musica non ha confini. 

Il progetto discografico Davide De Muro & Friends. Ci vuole raccontare qualcosa riguardo quest’ultimo lavoro?

Davide De Muro & Friends è il punto di arrivo di tutto ciò che è stato il mio percorso di vita fino ad oggi. 
Sono 9 brani di cui 8 autobiografici più uno fantastico strumentale che porta la firma di Mark Harris, che è anche l’editore musicale dell’intero album. 
Ho avuto la fortuna di avere un parterre di musicisti eccezionali, che hanno accettato di buon grado il mio invito a partecipare al mio lavoro, ma soprattutto, cosa più importante, lo hanno fatto senza alcun compenso, mossi soltanto da un sentimento di amicizia e dall’amore per la buona musica. 
È un album di nicchia, va ascoltato con attenzione per cogliere le sue molteplici sfumature musicali e letterarie; io dico sempre che è un CD da ascoltare davanti al caminetto con un bicchiere di buon vino.

Davide De Muro & Friends

Qualche anticipazione sulle sue attività?

In questo momento sto organizzando, con l’aiuto dei miei collaboratori, l’uscita della mia nuova formazione nei teatri ed auditorium del territorio, con diverse tipologie di spettacolo e diversi ospiti a sorpresa. 
Spero di riuscire a far ascoltare la mia musica a quel pubblico che in questo momento sta cercando un’alternativa al conformismo di tutto ciò che passa oggi sui media.

Buio Pesto e Baistrocchi

I Buio Pesto saranno presenti a tutte le serate della Baistrocchi, esibendosi in qualità di ospiti, oltre che con l’Inno della Baistrocchi (realizzato e già eseguito nel 2019), anche con la canzone “Missione Luna” (uscita il 20 Luglio scorso per celebrare il 50° anniversario dello sbarco sulla Luna), la quale sarà il tema principale dell’omonimo film in uscita a fine 2020 nei cinema e nel quale ci saranno alcune scene che vedranno protagonisti proprio i membri della Baistrocchi, la quale per la prima volta dunque nella sua centenaria carriera, debutterà sul grande schermo.

Sereno

Martedì 14 Gennaio 2020, alle ore 21.00, presso l’Auditorum Eugenio Montale del Teatro Carlo Felice, verrà presentato “Bellissimo” il primo Album del debuttante Sereno (all’anagrafe Lorenzo Sereno, 23enne cantante proveniente dalla Valbormida), realizzato da Massimo Morini, con la collaborazione dei Buio Pesto e della loro band musicale.

L’Album (sia digitale che in versione CD) uscirà poi Venerdì 17 Gennaio 2020, su etichetta Tyrus Records

Intervista a Paolo Gerbella

Paolo Gerbella – Foto di Giovanna Cavallo

Chi é Paolo Gerbella?

Nasco a Genova 1962, ci vivo per 30 anni poi per altri 15 vivo in Lombardia. Dal 2001 ritorno in Liguria e dal 2013 a Genova; per 33 anni ho avuto impieghi fissi in diversi ruoli sino a quello di manager, svolto per vent’anni. Dal 2011 la decisione di cambiar vita e dedicarmi maggiormente alla musica.

Di cosa si occupa, artisticamente parlando?

Mi considero soprattutto un autore nonché cantautore. Ho scritto due brevi romanzi ( “Ciaspole”, 2005 – “Vico dell’amor perfetto”, 2008), ho un centinaio di canzoni regolarmente registrate in SIAE.

Ho tenuto, per il sito “Mentelocale”, un blog ” Sono stufo…cambio vita”, ho un mio blog narrativo “L’osteria del tempo sospeso” e ho all’attivo la scrittura della commedia brillante ” L’ultimo segreto” andata in scena in Lombardia e in Francia.

Penso che la canzone d’autore sia oggetto di grande confusione, nel senso che quel termine nasce per differenziare una modalità di scrittura, letteraria e musicale, diversa dal Pop, soprattutto, ma anche da altri generi. Nasce negli anni ’60, a partire da Domenico Modugno, per arrivare ai Tenco, Bindi, De Andrè, Guccini, Dalla, Vecchioni…e molti altri.

Dagli anni ’80 un linguaggio decisamente più Pop ha preso il sopravvento nelle intenzioni dei discografici, quindi del mercato, appiattendo il concetto.

Per me rimane un modo per distanziarsi dalla massificazione cercando di scandagliare in profondità concetti e parole.

Ma oggi ha ancora senso parlare di “canzone d’autore”?

A detta dei “critici”, no. Per conto mio sì, proprio per le ragioni prima espresse.

Le grandi responsabilità dei cantautori…

Sono molte e non è un tema di second’ordine. Scendere in profondità significa anche prendersi la responsabilità di stare fuori dal medio-sentire, dalle consuetudini che, soprattutto in era digitale, tendono a banalizzare il lavoro di ricerca, sonoro e letterario che sta dietro; significa anche esporsi, lavorando su temi legati alla memoria storica, all’impegno civile cercando, senza essere noiosi, di riportare al concetto di “ascolto” ciò che si produce, uscendo dai canoni comodi del “sentire” così di moda.

Se ci si pensa…si “sente” musica dappertutto ma raramente ci si sofferma oltre i pochi secondi al reale ascolto. E’ una questione di cultura ma soprattutto di coercizione esercitata ad arte per avere platee un po’ meno pensanti.

Paolo Gerbella e Laura Parodi – Foto di Giovanna Cavallo

Paolo Gerbella collabora/ha collaborato con…

Ho avuto il privilegio di lavorare a stretto contatto con Roberta Alloisio, che ci ha lasciati troppo presto. Per lei ho scritto la canzone che da titolo al suo ultimo album, postumo, “Animantiga” (OrangeHomeRecords).

Ho scritto un paio di testi per un giovane musicista genovese, Bacci Del Buono . Hanno collaborato in alcuni miei progetti artisti come Laura Parodi ( che il mondo del trallalero ben conosce!), Giovanni Ceccarelli, Felice del Gaudio, jazzisti di fama internazionale, Sergio Berardo dei Lou Dalfin e altri, genovesi e non.

Una lunga collaborazione con Rossano Villa, musicista di rara sensibilità che ha arrangiato i miei ultimi due dischi e Raffaele Abbate, patron della OrangeHomeRecords, musicista, editore, fonico attento alla qualità del lavoro.

Collaboro per il Blog “Sdiario” della scrittrice Barbara Garlaschelli con una rubrica di racconti dal titolo “ParoleNote”

Sul palco: un suo spettacolo-tipo

Amo particolarmente la dimensione teatrale, il palco come luogo di ascolto reale. Purtroppo non sempre è possibile avere a disposizione un teatro, per cui si cerca di trovare ambienti ideali all’ascolto quali associazioni, circoli o locali che sappiano programmare musica che non sia solo di sottofondo. Mi sto sempre più perfezionando nella forma di “Teatro-canzone” dove alla parte musicale delle canzoni aggiungo una parte recitata che funzioni da legante per tutta la storia. I miei ultimi due dischi sono “concept-album” e, come tali, necessitano di narrazione. Cerco di essere sempre accompagnato da musicisti ( Enrico Simonetti e Paolo Priolo in particolare) proprio per cercare di offrire la qualità migliore. Non sempre i budget a disposizione sono sufficienti per cui, a malincuore, capita vada anche da solo con la mia chitarra.

Qualcosa sui suoi progetti già realizzati e, nel limite del possibile, su quelli in via di realizzazione.

Ho tre CD all’attivo, dal 2013 a oggi. Il primo “Tempo parallelo” è figlio del cambiamento della mia vita di cui ho detto prima. Il secondo, “Io, Dino” è invece un concept sulla vita del poeta Dino Campana: un lavoro estremamente intenso che ho portato in molti posti in Italia e apprezzato da molta critica, non solo musicale. Il terzo, uscito a Maggio del 2019, “La Regina” è anch’esso un concept e prende spunto da un evento del Dicembre 1900 quando a Genova ci fu uno sciopero generale di 5 giorni che bloccò il paese ma soprattutto ridiede dignità alla classe lavoratrice, per senso di appartenenza e rispetto del lavoro. Da quella data ebbe formalmente inizio lo sviluppo del movimento sindacale e della sinistra del ‘900 sino ai giorni nostri.

Progetti in cantiere: diversi e differenti. Uno musicale richiestomi da un’artista che stimo molto per un suo disco di inediti che mi vedrà nel ruolo di autore a tutto tondo: non posso dire chi è ma posso affermare che ne sono molto entusiasta!

Ho poi dei progetti per scrittura di drammaturgie teatrali su due temi che mi stanno a cuore e con artisti intriganti. Inoltre e soprattutto, trovare date e situazioni per promuovere il mio nuovo disco “La Regina”, che al momento gode di un’ottima critica e importanti recensioni.

Paolo Gerbella – Foto di Giovanna Cavallo

Sentire e Ascoltare…

Ho partecipato a un corso di trallalero genovese e ne sono rimasto affascinato per quanto poco portato!

Parlando di “ascolto” e “ricerca”, sono certo vi sia un vasto pubblico interessato ma spesso ignaro di quanto il mercato offra, per via di un costante processo di mercificazione che fa sì che nulla di quanto più marginale possa passare per radio o canali di massa. E’ un tema ampio, figlio di questi tempi – ultimi 35 anni almeno – in cui l’apparenza ha preso il posto della sostanza. Noi si fa molta fatica ma le soddisfazioni e i riconoscimenti diretti non mancano, anche al prezzo di scomparire lentamente se qualcosa non si modifica, negli ascoltatori e in chi può consentirne la diffusione.

Genova canta il tuo canto

I canterini si esibiscono tutti insieme nel grande cerchio de “La Partenza” – Festival le Vie dei Canti, edizione 2018.

Settimo e ultimo appuntamento di Le Vie dei Canti 2019 “Genova canta il tuo canto” – Domenica 1 Dicembre 2019, presso il Circolo Autorità Portuale di Genova alle ore 16:00.

La chiusura del Festival è l’appuntamento fisso che il Festival le Vie dei Canti dedica alla esibizione di tutte le Squadre di Trallalero.

La prima domenica di dicembre le Squadre di Bel Canto Popolare :
A Lanterna, I Giovani Canterini di Sant’Olcese e il Gruppo Spontaneo Trallalero si esibiranno nella Sala Montelucco del CAP&S.

Un’occasione per ascoltare la straordinaria politonalità genovese, provare l’emozione di stare nel cerchio del canto, incontrare e conoscere da vicino i canterini di trallalero!

I Mandillä

Un autoscatto de I Mandillä

Una chiaccherata con Giuseppe Avanzino, fondatore e cantante del gruppo Mandillä di Moneglia.

Giuseppe, il vostro gruppo è ormai attivo da alcuni anni, quando nasce esattamente e perché? Qual era l’idea che avevi in mente quando l’hai avviato?

Quando iniziammo a vederci dando vita al primo nucleo dei Mandillä, con Corrado Barchi  cui si aggiunse subito Marco Raso, volevamo individuare un repertorio in lingua genovese che si distinguesse però da altre esperienze già portate avanti da altri. È per questo che escludemmo a priori la musica tradizionale e i classici dialettali,  e provammo a confrontarci con le canzoni in genovese di Fabrizio De André. Era però il momento in cui iniziava a proliferare la moltitudine di cover band di Faber, anche se quasi nessuno all’epoca si cimentava con le sue canzoni in dialetto.   Mi venne allora l’idea di tradurre in genovese quella parte del suo repertorio che in genovese non era. Mi ero già cimentato in passato con la traduzione di canzoni, portando in italiano alcuni pezzi di Brassens e in genovese Il Gorilla e Delitto di paese (già tradotte dal francese all’italiano dallo stesso De André) e decidemmo di proseguire su quella strada fino ad avere un primo corpus del repertorio con una selezione di una ventina di canzoni, affiancandone alcune più note ad altre meno conosciute. Era il dicembre del 2008 e il 25 Aprile 2009 facemmo il nostro primo concerto con l’aggiunta di Marco Vaccarezza alle percussioni e Massimiliano Mortola al basso elettrico.

Dopo i primi anni di cover e traduzioni, nel 2018 l’uscita dell’ultimo album ha sancito un cambio di rotta del vostro percorso, ce ne vuoi parlare? 

Il lavoro su De André è stato per noi importante e fonte di varie soddisfazioni, incontrando parecchi apprezzamenti da pubblico e addetti ai lavori. Il culmine di questo percorso fu l’uscita del nostro primo disco ufficiale, dal vivo, con cui partecipammo alle selezioni del Premio Tenco nel 2013 ottenendo una segnalazione come uno dei 10 migliori dischi dilettali dell’anno e parecchi recensioni su riviste specializzate.

Foto di Angelo Lavizzari

C’era però il desiderio di provare a cimentarsi su canzoni originali. L’occasione arrivò nel 2015, quando ricevemmo l’invito a partecipare al Festival della canzone dialettale ligure di Albenga.

Dovendo portare in concorso un pezzo originale lavorammo su un testo che attendeva nel cassetto, esordendo con la nostra prima canzone ufficiale: “Grigue”

A quel punto cominciammo a dedicarci ad altre idee per proporre nostri inediti e non ci siamo più fermati.

Ma chi sono precisamente i  Mandillä? Chi sono i tuoi compagni di viaggio?

Del nucleo iniziale sono rimasti Marco Raso (fisarmonica, pianoforte e voce) e Marco Vaccarezza (percussioni), a cui nel tempo si sono aggiunti Michele Marino (basso elettrico e acustico e contrabbasso), Pierpaolo Ghirelli (chitarre) e, con noi da poco più di due anni, Laura Merione al violino. Da menzionare la cantautrice Claudia Pisani che ha collaborato con noi per due stagioni con voce, ukulele e percussioni.

La formazione attuale è comunque quella che ha dato vita al nuovo progetto di canzoni originali sfociate nell’uscita nel 2018 del CD “Ciassa Marengo 26” dove ognuno di noi, con la collaborazione esterna del batterista Lorenzo Cappello, ha portato il proprio patrimonio musicale. In effetti proveniamo tutti da percorsi differenti e poliedrici, per cui possiamo attingere a esperienze variegate, che spaziano dalla musica classica a quella tradizionale, dal jazz al pop,  passando per il rock, la canzone d’autore e il cabaret…. 

E adesso…cosa bolle in pentola? Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Ad oggi si sta lavorando a nuove canzoni, alcune delle quali già presentate dal vivo durante la scorsa estate, nella speranza entro il 2021 di riuscire a portare a compimento un nuovo album.

Anche in questo caso, come nel precedente, le canzoni saranno incentrate sul racconto di  leggende, storie antiche, tradizioni, fatti di cronaca, tutte tematiche comunque legate al nostro territorio. 

Foto di Angelo Lavizzari

Dal punto di vista musicale invece si sta cercando di valorizzare ancora di più le varie anime dei Mandillä cercando di rendere sempre più originali gli arrangiamenti, con una serie di idee e sorprese che  al momento ancora non riveliamo per cabala, ma che speriamo ci possano dare nuovamente parecchie soddisfazioni.

Discografia

Ciassa Marengo 26

Mandillä  da o vivo

I primi demo: Mandillä – Omaggio a Fabrizio De André in dialetto genovese e Mandillä  vol.2

Contatti

http://www.mandilla.it

Cell:335 5480379

Mail: cdmandilla@libero.it

Facebook: Mandillä

instagram: mandillaband

Incontri

Sabato 9 novembre, ore 17, Sala dei Concerti del Conservatorio Paganini

Programma

Riccardo Dapelo (1962) – Ragtime

Guan Ming (1989) – Canzone del vino

Francesco Tagliaferri (1990) – En tierra alguna (Dieguito, Mestizia, Cha – Chan – Chan)

Henry Purcell (1639 – 1695), Raffaele Cecconi (1947) – Dido’s Lament
Raffaele Cecconi (1947) – Suite inglese

Il progetto esplora il concetto di incontro in diverse declinazioni: dall’evidenza dell’incontro e collaborazione tra Istituzioni, all’incontro tra studenti di composizione e studenti di strumento (viola in questo caso) volto alla acquisizione di competenze tecniche nella scrittura, nell’approfondimento strumentale e nella prassi esecutiva. Altro aspetto fondamentale è (particolarmente per gli studenti di Conservatorio) l’incontro con musiche “altre”, di altri generi, di altre culture, di altre provenienze. Sono infatti un canto tradizionale mongolo e alcune danze sudamericane i materiali su cui hanno lavorato gli studenti di Composizione del Conservatorio di Piacenza Guan Ming e Francesco Tagliaferri. Nel mio caso il lavoro ha ricercato un innesto tra una song dei Beatles ed un classico del ragtime, modulandone la riconoscibilità all’interno di un tessuto “altro”. Si potrebbe dire che la disponibilità all’accoglienza (in questo caso di diversi generi e materiali musicali) unita ad una capacità artigianale di manipolazione e trasformazione sia un importante presupposto del fare musicale, come ci testimonia la prassi barocca (ben radicata anche in epoche precedenti) ricca di danze esotiche, turcherie, irruzioni del fantastico e via dicendo, con cui si confronta Raffaele Cecconi, inserendosi nel solco di questa dinamica della trasformazione, ma facendo talora affiorare echi di musiche “altre”, di altri luoghi e altri tempi.

Riccardo Dapelo


Kairos Viola Ensemble
Viole: Luciano Cavalli, Diego Romani, Giulia Bridelli, Francesca Fabbri, Yanina Prakudovich, Priscilla Panzeri, Flaminia Virdis, Ilaria Armanti, Marco Romeo, Lucrezia Rossi, Patrizia Baldrighi Violoncello: Lodovico Del Re, Susanna Tagliaferri
Contrabbasso: Gregorio Ferrarese

Buio Pesto a RDS Stadium (Ge)

Giovedì 17 Ottobre, alle ore 12, presso la Sala Trasparenza di Regione Liguria, la Conferenza Stampa di presentazione dell’annuale concerto benefico dei Buio Pesto, denominato BP19, che quest’anno si terrà Domenica 27 Ottobre, alle ore 17 (pomeridiano) presso l’RDS Stadium della Fiumara, a Genova.

L’evento gode del patrocinio di Regione Liguria, Comune di Genova, S.I.A.E. e Nazionale Italiana Cantanti.

Stupore e Incanto – Le vie dei Canti Festival

Sabato 19 ottobre nella sala delle grida del Palazzo della Borsa alle 21,00 il gruppo Le Balentes il cui stile parte dal canto a tenore, caratteristico della tradizione sarda maschile, rivisitato in maniera molto personale facendo incontrare la tradizione con sonorità più moderne e altre realtà etniche di tutto il bacino del mediterraneo.
Il gruppo di ballo Tuffudesu con i balli tradizionali di Osilo come il “Ballu Tundu” tipico ballo del Logudoro o “S’Aggesa” chiamato ballo degli sposi; “Sa danza” , il ballo del corteggiamento e Chirigheddu Pintu. I danzatori indosseranno i bellissimi abiti tradizionali di gala che da sempre ha caratterizzato il paese di Osilo come “Sa capitta” in velluto di seta composto decorati con ampi motivi floreali ricamati a mano con fili di seta, ciniglia e lamine d’oro o d’argento.
La dottoressa Silvana Vernazza della Sovrintendeza etnoantropolgica della Liguria dei dialoghi fra lingaggi: danza, musica, abiti e le loro decorazioni