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Intervista a Paolo Gerbella

Paolo Gerbella – Foto di Giovanna Cavallo

Chi é Paolo Gerbella?

Nasco a Genova 1962, ci vivo per 30 anni poi per altri 15 vivo in Lombardia. Dal 2001 ritorno in Liguria e dal 2013 a Genova; per 33 anni ho avuto impieghi fissi in diversi ruoli sino a quello di manager, svolto per vent’anni. Dal 2011 la decisione di cambiar vita e dedicarmi maggiormente alla musica.

Di cosa si occupa, artisticamente parlando?

Mi considero soprattutto un autore nonché cantautore. Ho scritto due brevi romanzi ( “Ciaspole”, 2005 – “Vico dell’amor perfetto”, 2008), ho un centinaio di canzoni regolarmente registrate in SIAE.

Ho tenuto, per il sito “Mentelocale”, un blog ” Sono stufo…cambio vita”, ho un mio blog narrativo “L’osteria del tempo sospeso” e ho all’attivo la scrittura della commedia brillante ” L’ultimo segreto” andata in scena in Lombardia e in Francia.

Penso che la canzone d’autore sia oggetto di grande confusione, nel senso che quel termine nasce per differenziare una modalità di scrittura, letteraria e musicale, diversa dal Pop, soprattutto, ma anche da altri generi. Nasce negli anni ’60, a partire da Domenico Modugno, per arrivare ai Tenco, Bindi, De Andrè, Guccini, Dalla, Vecchioni…e molti altri.

Dagli anni ’80 un linguaggio decisamente più Pop ha preso il sopravvento nelle intenzioni dei discografici, quindi del mercato, appiattendo il concetto.

Per me rimane un modo per distanziarsi dalla massificazione cercando di scandagliare in profondità concetti e parole.

Ma oggi ha ancora senso parlare di “canzone d’autore”?

A detta dei “critici”, no. Per conto mio sì, proprio per le ragioni prima espresse.

Le grandi responsabilità dei cantautori…

Sono molte e non è un tema di second’ordine. Scendere in profondità significa anche prendersi la responsabilità di stare fuori dal medio-sentire, dalle consuetudini che, soprattutto in era digitale, tendono a banalizzare il lavoro di ricerca, sonoro e letterario che sta dietro; significa anche esporsi, lavorando su temi legati alla memoria storica, all’impegno civile cercando, senza essere noiosi, di riportare al concetto di “ascolto” ciò che si produce, uscendo dai canoni comodi del “sentire” così di moda.

Se ci si pensa…si “sente” musica dappertutto ma raramente ci si sofferma oltre i pochi secondi al reale ascolto. E’ una questione di cultura ma soprattutto di coercizione esercitata ad arte per avere platee un po’ meno pensanti.

Paolo Gerbella e Laura Parodi – Foto di Giovanna Cavallo

Paolo Gerbella collabora/ha collaborato con…

Ho avuto il privilegio di lavorare a stretto contatto con Roberta Alloisio, che ci ha lasciati troppo presto. Per lei ho scritto la canzone che da titolo al suo ultimo album, postumo, “Animantiga” (OrangeHomeRecords).

Ho scritto un paio di testi per un giovane musicista genovese, Bacci Del Buono . Hanno collaborato in alcuni miei progetti artisti come Laura Parodi ( che il mondo del trallalero ben conosce!), Giovanni Ceccarelli, Felice del Gaudio, jazzisti di fama internazionale, Sergio Berardo dei Lou Dalfin e altri, genovesi e non.

Una lunga collaborazione con Rossano Villa, musicista di rara sensibilità che ha arrangiato i miei ultimi due dischi e Raffaele Abbate, patron della OrangeHomeRecords, musicista, editore, fonico attento alla qualità del lavoro.

Collaboro per il Blog “Sdiario” della scrittrice Barbara Garlaschelli con una rubrica di racconti dal titolo “ParoleNote”

Sul palco: un suo spettacolo-tipo

Amo particolarmente la dimensione teatrale, il palco come luogo di ascolto reale. Purtroppo non sempre è possibile avere a disposizione un teatro, per cui si cerca di trovare ambienti ideali all’ascolto quali associazioni, circoli o locali che sappiano programmare musica che non sia solo di sottofondo. Mi sto sempre più perfezionando nella forma di “Teatro-canzone” dove alla parte musicale delle canzoni aggiungo una parte recitata che funzioni da legante per tutta la storia. I miei ultimi due dischi sono “concept-album” e, come tali, necessitano di narrazione. Cerco di essere sempre accompagnato da musicisti ( Enrico Simonetti e Paolo Priolo in particolare) proprio per cercare di offrire la qualità migliore. Non sempre i budget a disposizione sono sufficienti per cui, a malincuore, capita vada anche da solo con la mia chitarra.

Qualcosa sui suoi progetti già realizzati e, nel limite del possibile, su quelli in via di realizzazione.

Ho tre CD all’attivo, dal 2013 a oggi. Il primo “Tempo parallelo” è figlio del cambiamento della mia vita di cui ho detto prima. Il secondo, “Io, Dino” è invece un concept sulla vita del poeta Dino Campana: un lavoro estremamente intenso che ho portato in molti posti in Italia e apprezzato da molta critica, non solo musicale. Il terzo, uscito a Maggio del 2019, “La Regina” è anch’esso un concept e prende spunto da un evento del Dicembre 1900 quando a Genova ci fu uno sciopero generale di 5 giorni che bloccò il paese ma soprattutto ridiede dignità alla classe lavoratrice, per senso di appartenenza e rispetto del lavoro. Da quella data ebbe formalmente inizio lo sviluppo del movimento sindacale e della sinistra del ‘900 sino ai giorni nostri.

Progetti in cantiere: diversi e differenti. Uno musicale richiestomi da un’artista che stimo molto per un suo disco di inediti che mi vedrà nel ruolo di autore a tutto tondo: non posso dire chi è ma posso affermare che ne sono molto entusiasta!

Ho poi dei progetti per scrittura di drammaturgie teatrali su due temi che mi stanno a cuore e con artisti intriganti. Inoltre e soprattutto, trovare date e situazioni per promuovere il mio nuovo disco “La Regina”, che al momento gode di un’ottima critica e importanti recensioni.

Paolo Gerbella – Foto di Giovanna Cavallo

Sentire e Ascoltare…

Ho partecipato a un corso di trallalero genovese e ne sono rimasto affascinato per quanto poco portato!

Parlando di “ascolto” e “ricerca”, sono certo vi sia un vasto pubblico interessato ma spesso ignaro di quanto il mercato offra, per via di un costante processo di mercificazione che fa sì che nulla di quanto più marginale possa passare per radio o canali di massa. E’ un tema ampio, figlio di questi tempi – ultimi 35 anni almeno – in cui l’apparenza ha preso il posto della sostanza. Noi si fa molta fatica ma le soddisfazioni e i riconoscimenti diretti non mancano, anche al prezzo di scomparire lentamente se qualcosa non si modifica, negli ascoltatori e in chi può consentirne la diffusione.

Genova canta il tuo canto

I canterini si esibiscono tutti insieme nel grande cerchio de “La Partenza” – Festival le Vie dei Canti, edizione 2018.

Settimo e ultimo appuntamento di Le Vie dei Canti 2019 “Genova canta il tuo canto” – Domenica 1 Dicembre 2019, presso il Circolo Autorità Portuale di Genova alle ore 16:00.

La chiusura del Festival è l’appuntamento fisso che il Festival le Vie dei Canti dedica alla esibizione di tutte le Squadre di Trallalero.

La prima domenica di dicembre le Squadre di Bel Canto Popolare :
A Lanterna, I Giovani Canterini di Sant’Olcese e il Gruppo Spontaneo Trallalero si esibiranno nella Sala Montelucco del CAP&S.

Un’occasione per ascoltare la straordinaria politonalità genovese, provare l’emozione di stare nel cerchio del canto, incontrare e conoscere da vicino i canterini di trallalero!

I Mandillä

Un autoscatto de I Mandillä

Una chiaccherata con Giuseppe Avanzino, fondatore e cantante del gruppo Mandillä di Moneglia.

Giuseppe, il vostro gruppo è ormai attivo da alcuni anni, quando nasce esattamente e perché? Qual era l’idea che avevi in mente quando l’hai avviato?

Quando iniziammo a vederci dando vita al primo nucleo dei Mandillä, con Corrado Barchi  cui si aggiunse subito Marco Raso, volevamo individuare un repertorio in lingua genovese che si distinguesse però da altre esperienze già portate avanti da altri. È per questo che escludemmo a priori la musica tradizionale e i classici dialettali,  e provammo a confrontarci con le canzoni in genovese di Fabrizio De André. Era però il momento in cui iniziava a proliferare la moltitudine di cover band di Faber, anche se quasi nessuno all’epoca si cimentava con le sue canzoni in dialetto.   Mi venne allora l’idea di tradurre in genovese quella parte del suo repertorio che in genovese non era. Mi ero già cimentato in passato con la traduzione di canzoni, portando in italiano alcuni pezzi di Brassens e in genovese Il Gorilla e Delitto di paese (già tradotte dal francese all’italiano dallo stesso De André) e decidemmo di proseguire su quella strada fino ad avere un primo corpus del repertorio con una selezione di una ventina di canzoni, affiancandone alcune più note ad altre meno conosciute. Era il dicembre del 2008 e il 25 Aprile 2009 facemmo il nostro primo concerto con l’aggiunta di Marco Vaccarezza alle percussioni e Massimiliano Mortola al basso elettrico.

Dopo i primi anni di cover e traduzioni, nel 2018 l’uscita dell’ultimo album ha sancito un cambio di rotta del vostro percorso, ce ne vuoi parlare? 

Il lavoro su De André è stato per noi importante e fonte di varie soddisfazioni, incontrando parecchi apprezzamenti da pubblico e addetti ai lavori. Il culmine di questo percorso fu l’uscita del nostro primo disco ufficiale, dal vivo, con cui partecipammo alle selezioni del Premio Tenco nel 2013 ottenendo una segnalazione come uno dei 10 migliori dischi dilettali dell’anno e parecchi recensioni su riviste specializzate.

Foto di Angelo Lavizzari

C’era però il desiderio di provare a cimentarsi su canzoni originali. L’occasione arrivò nel 2015, quando ricevemmo l’invito a partecipare al Festival della canzone dialettale ligure di Albenga.

Dovendo portare in concorso un pezzo originale lavorammo su un testo che attendeva nel cassetto, esordendo con la nostra prima canzone ufficiale: “Grigue”

A quel punto cominciammo a dedicarci ad altre idee per proporre nostri inediti e non ci siamo più fermati.

Ma chi sono precisamente i  Mandillä? Chi sono i tuoi compagni di viaggio?

Del nucleo iniziale sono rimasti Marco Raso (fisarmonica, pianoforte e voce) e Marco Vaccarezza (percussioni), a cui nel tempo si sono aggiunti Michele Marino (basso elettrico e acustico e contrabbasso), Pierpaolo Ghirelli (chitarre) e, con noi da poco più di due anni, Laura Merione al violino. Da menzionare la cantautrice Claudia Pisani che ha collaborato con noi per due stagioni con voce, ukulele e percussioni.

La formazione attuale è comunque quella che ha dato vita al nuovo progetto di canzoni originali sfociate nell’uscita nel 2018 del CD “Ciassa Marengo 26” dove ognuno di noi, con la collaborazione esterna del batterista Lorenzo Cappello, ha portato il proprio patrimonio musicale. In effetti proveniamo tutti da percorsi differenti e poliedrici, per cui possiamo attingere a esperienze variegate, che spaziano dalla musica classica a quella tradizionale, dal jazz al pop,  passando per il rock, la canzone d’autore e il cabaret…. 

E adesso…cosa bolle in pentola? Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Ad oggi si sta lavorando a nuove canzoni, alcune delle quali già presentate dal vivo durante la scorsa estate, nella speranza entro il 2021 di riuscire a portare a compimento un nuovo album.

Anche in questo caso, come nel precedente, le canzoni saranno incentrate sul racconto di  leggende, storie antiche, tradizioni, fatti di cronaca, tutte tematiche comunque legate al nostro territorio. 

Foto di Angelo Lavizzari

Dal punto di vista musicale invece si sta cercando di valorizzare ancora di più le varie anime dei Mandillä cercando di rendere sempre più originali gli arrangiamenti, con una serie di idee e sorprese che  al momento ancora non riveliamo per cabala, ma che speriamo ci possano dare nuovamente parecchie soddisfazioni.

Discografia

Ciassa Marengo 26

Mandillä  da o vivo

I primi demo: Mandillä – Omaggio a Fabrizio De André in dialetto genovese e Mandillä  vol.2

Contatti

http://www.mandilla.it

Cell:335 5480379

Mail: cdmandilla@libero.it

Facebook: Mandillä

instagram: mandillaband

Incontri

Sabato 9 novembre, ore 17, Sala dei Concerti del Conservatorio Paganini

Programma

Riccardo Dapelo (1962) – Ragtime

Guan Ming (1989) – Canzone del vino

Francesco Tagliaferri (1990) – En tierra alguna (Dieguito, Mestizia, Cha – Chan – Chan)

Henry Purcell (1639 – 1695), Raffaele Cecconi (1947) – Dido’s Lament
Raffaele Cecconi (1947) – Suite inglese

Il progetto esplora il concetto di incontro in diverse declinazioni: dall’evidenza dell’incontro e collaborazione tra Istituzioni, all’incontro tra studenti di composizione e studenti di strumento (viola in questo caso) volto alla acquisizione di competenze tecniche nella scrittura, nell’approfondimento strumentale e nella prassi esecutiva. Altro aspetto fondamentale è (particolarmente per gli studenti di Conservatorio) l’incontro con musiche “altre”, di altri generi, di altre culture, di altre provenienze. Sono infatti un canto tradizionale mongolo e alcune danze sudamericane i materiali su cui hanno lavorato gli studenti di Composizione del Conservatorio di Piacenza Guan Ming e Francesco Tagliaferri. Nel mio caso il lavoro ha ricercato un innesto tra una song dei Beatles ed un classico del ragtime, modulandone la riconoscibilità all’interno di un tessuto “altro”. Si potrebbe dire che la disponibilità all’accoglienza (in questo caso di diversi generi e materiali musicali) unita ad una capacità artigianale di manipolazione e trasformazione sia un importante presupposto del fare musicale, come ci testimonia la prassi barocca (ben radicata anche in epoche precedenti) ricca di danze esotiche, turcherie, irruzioni del fantastico e via dicendo, con cui si confronta Raffaele Cecconi, inserendosi nel solco di questa dinamica della trasformazione, ma facendo talora affiorare echi di musiche “altre”, di altri luoghi e altri tempi.

Riccardo Dapelo


Kairos Viola Ensemble
Viole: Luciano Cavalli, Diego Romani, Giulia Bridelli, Francesca Fabbri, Yanina Prakudovich, Priscilla Panzeri, Flaminia Virdis, Ilaria Armanti, Marco Romeo, Lucrezia Rossi, Patrizia Baldrighi Violoncello: Lodovico Del Re, Susanna Tagliaferri
Contrabbasso: Gregorio Ferrarese

Buio Pesto a RDS Stadium (Ge)

Giovedì 17 Ottobre, alle ore 12, presso la Sala Trasparenza di Regione Liguria, la Conferenza Stampa di presentazione dell’annuale concerto benefico dei Buio Pesto, denominato BP19, che quest’anno si terrà Domenica 27 Ottobre, alle ore 17 (pomeridiano) presso l’RDS Stadium della Fiumara, a Genova.

L’evento gode del patrocinio di Regione Liguria, Comune di Genova, S.I.A.E. e Nazionale Italiana Cantanti.

Stupore e Incanto – Le vie dei Canti Festival

Sabato 19 ottobre nella sala delle grida del Palazzo della Borsa alle 21,00 il gruppo Le Balentes il cui stile parte dal canto a tenore, caratteristico della tradizione sarda maschile, rivisitato in maniera molto personale facendo incontrare la tradizione con sonorità più moderne e altre realtà etniche di tutto il bacino del mediterraneo.
Il gruppo di ballo Tuffudesu con i balli tradizionali di Osilo come il “Ballu Tundu” tipico ballo del Logudoro o “S’Aggesa” chiamato ballo degli sposi; “Sa danza” , il ballo del corteggiamento e Chirigheddu Pintu. I danzatori indosseranno i bellissimi abiti tradizionali di gala che da sempre ha caratterizzato il paese di Osilo come “Sa capitta” in velluto di seta composto decorati con ampi motivi floreali ricamati a mano con fili di seta, ciniglia e lamine d’oro o d’argento.
La dottoressa Silvana Vernazza della Sovrintendeza etnoantropolgica della Liguria dei dialoghi fra lingaggi: danza, musica, abiti e le loro decorazioni

Intervista a Rinaldo Marti

Rinaldo Marti – La cattura di suoni

Chi è Rinaldo Marti?

Diplomato in Contrabbasso e Musica Elettronica, svolgo il lavoro di insegnante di Musica nella Scuola Statale Secondaria di Primo Grado.
Sono un musicista atipico, però, perché non amo dedicare tempo all’esercizio con gli strumenti musicali. Non posso dire di fare musica, come ci si aspetterebbe da qualsiasi musicista, tanto più quella comunemente sentita o intesa, legata ad un flusso di battiti regolari e continuativi. E’ indubbiamente una mia carenza, ma mi permette di sentirmi libero da condizionamenti generabili dalla pratica, più o meno quotidiana, che ogni strumento tradizionalmente inteso richiede. E’ la mia condizione ideale per poter produrre qualsiasi pensiero che possa essere esprimibile in un linguaggio udibile. Ciò che mi appassiona veramente è l’ascolto e la cattura. La contemplazione degli eventi sonori possibili (e non) mi intriga al punto da voler ricombinare questi in formule compositive dettate, via via, dalle diverse condizioni e motivazioni in cui mi trovo ad operare. Sonorizzare e musicare con un linguaggio misto corti in bianco e nero delle avanguardie storiche è cosa che mi ha da sempre appassionato proprio per la possibilità di accostare a quelle sperimentazioni un uso creativo delle mie catture ambientali. Altro impiego di queste catture è quello delle installazioni interattive. Creare ambienti di gioco è da sempre stata una delle mie passioni, già da ragazzo, direi, e creare un’installazione, in fondo, è mettere degli utenti nella condizione di confrontarsi con un sistema organizzato per rispondere a degli stimoli, a delle richieste di dialogo per vederle soddisfatte sul piano espressivo.

L’ascolto immersivo, come esperienza spirituale. Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

Ascoltare ad occhi chiusi, può già rendere l’idea di cosa intendo per esperienza spirituale. E’ un sentire che va oltre il dato fisico sensoriale. L’ascolto immersivo, soprattutto da realtà aumentata come può essere fatto in cuffia attraverso gli strumenti di registrazione sonora, è un lasciarsi raccontare, dagli eventi presenti, “storie” inattese, spesso, di difficile descrizione. La quantità e la qualità degli eventi sonori, che in un dato ambiente si generano casualmente, possono innescare un processo di stimoli emotivi associati ad esperienze pregresse che la mente, sulla base del vissuto anche prenatale, è portata a richiamare in ognuno di noi anche solo a livello inconscio. Poi, le caratteristiche tecniche di certi strumenti come i microfoni, permettono di approfondire la varietà possibile nelle dimensioni spaziali dell’ascolto che, da selettivo, può estendersi al tutto tondo, veicolando l’attenzione dell’ascoltatore verso uno o più eventi contemporanei distribuiti nello spazio, con ciò che ne consegue a livello psicofisico.

A proposito dell’osservazione degli aspetti acustici del paesaggio, abbiamo visto che hai ideato dei laboratori molto interessanti, da quelli immersi nella natura a quelli in un ambiente particolare come un ex ospedale psichiatrico.
Quali obiettivi ti sei posto e come hai organizzato questi appuntamenti?

L’obiettivo primario che perseguivo da tempo era quello di arrivare a condividere, un giorno, la mia esperienza personale con altri. E’ grazie ad un mio caro ex allievo, Francesco Corica, che ho attivato da qualche mese, nel territorio in cui vivo, un’attività di divulgazione del field recording e di una cultura dell’ascolto che, a differenza di altre località italiane, ho trovato del tutto assente. Grazie a Francesco e alla sua associazione Code War, in aprile, ho svolto, all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Genova Quarto, in cui ha sede l’associazione, un workshop di ascolto, cattura e proiezione sonora. A fine giugno, all’interno di una mostra d’arte contemporanea allestita nello stesso ex ospedale, ho selezionato e raccolto i suoni, catturati dai partecipanti al workshop, all’interno di un installazione/strumento per la composizione estemporanea intitolato Echoes from madhouse. La mia attività di divulgazione è poi proseguita con mie iniziative indipendenti che ho chiamato Sound-trekking.GE, svolte quali workshop itineranti in ambienti di interesse paesaggistico e naturalistico, spesso, sul Parco di Portofino. Questa idea di catture itineranti viene dal mio sentire la natura come l’ambiente di riferimento massimo per qualsiasi ascoltatore. Dall’osservazione del Creato, l’uomo ha sempre tratto insegnamenti che gli hanno permesso di creare a sua volta. Vedi, ad esempio, gli strumenti bellici, ma anche, fortunatamente, quelli musicali, con suoni rievocanti, soprattutto in passato, sorgenti naturali come gli animali o fenomeni naturali. La proiezione di tali catture, rielaborata con differenti tecniche di sintesi e per più diffusori distribuiti nello spazio performativo, costituisce poi l’aspetto produttivo di questa mia attività, portando a termine, di volta in volta, lo studio fatto di una data area geografica. Ciononostante, i paesaggi sonori possono essere svariati e diversamente interessanti, spesso per la loro luminosa bellezza arcadica, talora, per le storie segrete ed oscure, se non morbose, che certi ambienti hanno tacitamente nascosto al loro interno come il manicomio. Prossimo è invece un workshop per la mappatura sonora del Centro Storico di Genova grazie ad un’importante associazione culturale.

Rilevare, riconoscere, catalogare mentalmente i suoni in quanto tali porta inevitabilmente questa conversazione su una figura di riferimento del nostro secolo, tanto amata quanto discussa: John Cage. Quali, se vi sono, gli aspetti del lavoro di Cage che ti hanno influenzato maggiormente o hanno contribuito a definire le linee principali della tua ricerca?

Cage, in realtà, non l’ho mai studiato in profondità, ma non potrei mai dire di essergli lontano, nello spirito. Zen e dada, tra serio e faceto, lo conosco dal tempo in cui lo vidi al Teatro Margherita di Genova, al suo evento intitolato Performance nel lontano 1978. Era il 4 Luglio. Tra gli interpreti di sue musiche, Demetrio Stratos. Con Cage, tutto è possibile e chiunque può essere un artista come lui, l’importante è aver qualcosa da dire che possa interessare qualcuno. Ma anche no. Il concetto di Musica, soprattutto occidentale, viene rivisto completamente, rispetto a ciò che si è creduto nei secoli. Questo mi faceva già allora letteralmente sballare. La sua lezione sul Silenzio è un tacito monito sull’inutilità di produrre a tutti i costi prodotti dimostrativi o messaggi che superino l’uomo stesso per estro, ingegno o genialità. Che superino l’uomo europeo nella sua già secolare malata necessità di sottomettere, letteralmente invadendole, le altre culture continentali. Cage ha indicato, per chi l’ha capito, un atteggiamento più propositivo verso l’ambiente, le cose e le persone, in cui, l’ascolto è condizione ideale per capire meglio se stessi in relazione al mondo e viceversa.

L’installazione all’ex Ospedale Psichiatrico di Genova Quarto

L’ambito nel quale ti muovi spazia dal trallalero genovese alle rimusicazioni dei film del periodo del cinema muto. Vuoi brevemente raccontarci qualcosa di più riguardo la musica popolare genovese e il tuo amore per quel tipo di cinema?

Proprio in virtù di un’apertura senza limiti che ricerco da sempre, forse, indipendentemente dalla figura di riferimento appena menzionata, l’ascolto ecologico mi ha permesso di godere di nuove conoscenze come è stato per il trallalero genovese col tramite di mio figlio Leonardo ancora tredicenne. Correva l’anno 2013 e, il 14 dicembre, Leo, informato di un concerto di canterini della ben nota squadra di Sant’Olcese, mi chiese di condurlo a Multedo per ascoltarlo. In quella circostanza , conobbi Paolo Besagno, con cui ho avviato la mia stagione con questo genere musicale che avevo sentito da bambino, essendo nato da madre genovese e vissuto quasi sempre a Genova, ma che non avevo mai ascoltato abbastanza attentamente. Vedi il caso, è proprio grazie a mio figlio, prima, e a Paolo, poi, che si è insediata nella mia mente l’idea di dare un contributo alla divulgazione di questa importantissima cultura musicale locale. Immedesimandomi nelle possibilità ricettive che l’utenza scolastica, per cui lavoro a Granarolo, poteva e può avere nei confronti di questo genere così lontano dalle abitudini musicali più diffuse, ho realizzato con Paolo il Quintetto EthnoGenova, una soluzione “da camera”, quindi, più dettagliata e distintamente fruibile anche da un pubblico medio. Abbiamo ponderato insieme, io e lui, la scelta delle voci per tentare una formazione vocale qualitativamente efficace, sul piano timbrico, ed efficiente, per il ricorso ad una sola voce di basso autentico, contrariamente alla consueta batteria di bassi prevista, consentendo ai fanciulli, della scuola primaria interna al mio istituto, di concorrere con le loro voci alla realizzazione di un risultato di tale bellezza come pochi se ne raggiungono nelle sperimentazioni al primo tentativo. Sempre dall’angolazione dell’Ascolto, quindi, intesa come condizione ideale per comprendere il tutto, è la mia passione verso il cinema muto sperimentale delle avanguardie storiche. Vederne le sequenze di alcuni, in particolar modo, mi ha spronato a ricercarne il corrispondente sonoro, com’è stato per ANEMIC CINEMA di M. Duchamp, mentre, di altri, ho preferito concorrere all’immagine in movimento con la riorganizzazione in chiave espressiva, talora, didascalica, dei miei suoni catturati. Viva la Musica e l’Arte tutta come ricerca di verità!

Carugi In Canto col Trallalero

Una fuori programma del festival “Le vie dei Canti” che vedrà i caruggi di Genova animarsi con le voci dei Canterini di Trallalero, il canto tradizionale della città: tutti a cantare!

Tappe:
– ritrovo alle 15.30 in Piazza Banchi
– portici di Sottoripa (Bottiglieria Pesce)
– via Canneto il Lungo (Osteria da Paul)
– Bar dell’Acquario portici di Sottoripa
– Ostaia della Cicala in Vico Cicala

www.leviedeicantifestival.it

Ghe semmo! Festival musicale in lingua ligure

Prima edizione del “Ghe semmo Festival”, una serata speciale di Musica in Lingua Ligure con la partecipazione di alcuni dei migliori artisti della nostra regione. Saliranno sul palco:
– U Carbun & de Januaicans (Reggae)
Mike FC aka Mike from Campo & I Demueluin (Rap, Pop, Folk)
Mandillä (Folk dialettale)
Grandi & fanti (Folk, Rock)
Maz Vilander & MakadaM Zena. (Reggae)
I Giovani Canterini di Sant’Olcese
Andrea Facco Music Page
– Mkg “U cantautupittu”

Ospiti d’eceçion: Vladi dei Trilli e una bella sorpresa…
Conduce Gilberto Volpara, con la partecipazione di Franco Bampi.

L’evento, organizzato dal Comune Campomorone (Ge), si svolgerà nella splendida cornice del Cabannun dei giardini Dossetti e sarà trasmesso in diretta su Primocanale, come puntata speciale di Liguria Ancheu.

Ingresso libero

I Trilli: concerto di fine estate

Per il gruppo folk dialettale dei Trilli si sta per concludere il fortunatissimo tour estivo che li ha portati in giro per tutta la Liguria e Basso Piemonte fino a coronare il sogno di esibirsi a Calasetta in Sardegna dove la musica dialettale genovese è davvero molto sentita.
Per chiudere questa calda estate ricca di belle emozioni, Sabato 14 Settembre i Trilli torneranno in concerto nel bellissimo borgo di Boccadasse, celebrato nella famosa canzone “Boccadaze” portata al successo da Pippo e Pucci. Aprirà la serata il cabarettista e autore di Striscia La Notizia Carlo Denei. L’evento è organizzato con il contributo del Municipio VIII GENOVA MEDIO LEVANTE e del CIV di Boccadasse.
Come ormai è noto, la musica dei Trilli non si ferma mai e, in vista di scoprire tutti gli appuntamenti di questo inverno, proseguono anche i concerti acustici nei locali di Genova e provincia con la rassegna “A cena con i Trilli“, tra buon cibo e ribotte nel puro spirito della tradizione zeneise, proprio come piace ai Trilli e ai loro fan.